ACI: Mobilità Urbana Sicura

Analisi comparativa dei dati di incidentalità e governance in alcune città europee

 IL 43% DEI MORTI SULLE STRADE ITALIANE AVVIENE IN AMBITO URBANO 

ITALIA: IL COSTO SOCIALE DEGLI INCIDENTI STRADALI SUPERA I 18 MILIARDI DI EURO L’ANNO 

QUASI UN PUNTO PERCENTUALE DEL PIL

 PER INVERTIRE LA ROTTA SERVE APPROCCIO INTEGRATO

PIANIFICAZIONE COERENTE, INFRASTRUTTURE PIÙ SICURE, MANUTENZIONE COSTANTE, 

CONTROLLI EFFICACI, RACCOLTA E ANALISI DEI DATI PIÙ ACCURATE, RINNOVO DEL PARCO VEICOLARE,

EDUCAZIONE PERMANENTE ALLA SICUREZZA STRADALE,

MAGGIORE COORDINAMENTO TRA ISTITUZIONI NAZIONALI E AMMINISTRAZIONI LOCALI

 La sicurezza stradale si decide sempre più nelle città. È quanto emerge dallo studio Mobilità urbana sicura. Analisi comparativa dei dati di incidentalità e governance in alcune città europee, realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo, in collaborazione con ACI e DIATI, il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino. L’analisi mette a confronto l’incidentalità urbana in nove città: Roma, Milano, Napoli, Torino, Barcellona, Berlino, Londra, Madrid, Parigi.

Il quadro conferma una criticità strutturale: in Italia oltre il 73% degli incidenti stradali e il 43% dei morti si registrano in ambito urbano. Nel 2024, sulle strade italiane, si sono verificati 173.364 incidenti, con 3.030 vittime. Il numero dei morti è in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, ma il calo resta ancora troppo contenuto rispetto agli obiettivi europei della Vision Zero, che prevedono il dimezzamento delle vittime entro il 2030 e il loro azzeramento entro il 2050.

Per centrare il target intermedio del 2030, l’Italia dovrebbe ridurre il numero dei morti sulle strade di circa il 10% ogni anno. Negli ultimi dieci anni, invece, la riduzione media annua è stata pari ad appena lo 0,5%. Un ritmo insufficiente, che segnala la necessità di un salto di qualità nelle politiche di prevenzione, controllo, pianificazione urbana e innovazione tecnologica.

Particolarmente esposti sono gli utenti vulnerabili della strada: pedoni, ciclisti, ciclomotoristi e motociclisti. In Italia, nel 2024, rappresentano il 70,5% dei morti sulle strade urbane. In ambito urbano, dunque, sette vittime su dieci appartengono alle categorie più fragili della mobilità.

 La dimensione del fenomeno non è solo sanitaria e sociale, ma anche economica. Il costo sociale degli incidenti stradali in Italia supera i 18 miliardi di euro l’anno, quasi un punto percentuale del PIL. Di questi, oltre 11 miliardi sono attribuibili agli incidenti che avvengono sulle strade urbane, pari al 62% del costo sociale complessivo nazionale.

 Tra i fattori di rischio individuati dallo studio figurano comportamenti di guida scorretti o inadeguati - mancato rispetto della segnaletica, distrazione, velocità non adeguata al contesto, mancato rispetto della distanza di sicurezza - ma anche criticità infrastrutturali, carenze manutentive, limiti nella qualità dei dati sulle cause degli incidenti e una crescente complessità della circolazione urbana, dove convivono automobili, trasporto pubblico, mezzi pesanti, biciclette, monopattini e altre forme di micromobilità.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il parco circolante. L’Italia presenta un’età mediana delle autovetture di circa 13 anni, con una quota molto elevata di veicoli con più di dieci anni. Nelle città italiane analizzate, il peso delle auto più anziane è nettamente superiore rispetto a molte realtà europee: Napoli rappresenta il caso più critico, con quasi metà del parco auto oltre i vent’anni di età. L’obsolescenza dei veicoli incide non solo sulle emissioni, ma anche sulla diffusione dei più moderni sistemi di sicurezza attiva.

La tecnologia può offrire un contributo importante. Sistemi avanzati di assistenza alla guida, frenata automatica di emergenza con riconoscimento dei pedoni, dispositivi anti-angolo cieco per i mezzi pesanti, sistemi intelligenti di regolazione della velocità e strumenti digitali di monitoraggio possono ridurre il rischio e mitigare le conseguenze degli incidenti. Tuttavia, lo studio sottolinea che la tecnologia da sola non basta.

 Per rendere più sicura la mobilità urbana serve un approccio integrato: pianificazione coerente, infrastrutture più sicure, manutenzione costante, controlli efficaci, raccolta e analisi dei dati più accurate, rinnovo del parco veicolare, educazione permanente alla sicurezza stradale e maggiore coordinamento tra istituzioni nazionali e amministrazioni locali.

 Le esperienze europee analizzate mostrano che la riduzione dell’incidentalità urbana passa da strategie sistemiche: riduzione del traffico motorizzato privato, rafforzamento del trasporto pubblico, protezione della mobilità pedonale e ciclabile, moderazione della velocità, logistica urbana più sostenibile e uso più razionale dello spazio pubblico.

La mobilità urbana sicura, conclude lo studio, non può essere considerata un obiettivo settoriale, ma una componente essenziale della qualità della vita, della sostenibilità ambientale, dell’accessibilità e dello sviluppo delle città. Per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 e al 2050, l’Italia dovrà accelerare il percorso di riduzione dell’incidentalità, rafforzando le politiche urbane di sicurezza stradale e mettendo al centro gli utenti più vulnerabili. 

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